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L'insostenibile leggerezza dei cibi light
 
di Matteo Durante - da "Panorama"

12/4/2005  

Le loro etichette promettono meno grassi e meno calorie, ma è una promessa quasi mai mantenuta, secondo un'inchiesta dell'associazione di consumatori Altroconsumo sui cosiddetti prodotti "leggeri". Nel carrello dell'associazione grissini e yogurt, mozzarelle e maionese: su 42 prodotti, 24 sono stati bocciati. Differenze minime con i tradizionali, uso di conservanti, prezzi ingiustificati


 
In America, e dall'8 aprile anche in Italia, circola un film-denuncia: Supersize me. Scritto, diretto e interpretato da Morgan Spurlock - autore e regista vegetariano - parla di cattiva alimentazione, soprattutto quella a Stelle e Strisce.
Un attacco sfrontato e frontale al simbolo mondiale del fast food: la McDonald's, accusata di avvelenare con i suoi hamburger ripieni di salsine il popolo americano e di contribuire alla sua obesità.
Accusa fondata, pare: in un mese di "Mac-dieta" il regista-attore è ingrassato di 13 chili e ha riportato danni seri al proprio fisico: colesterolo, trigliceridi e zuccheri in impennata.

Già, in tempi di consumi veloci e abbuffate globali (di informazioni, di stress, di lavoro... non solo quelle da tavola, insomma), il mangiare male è diventato una vera e propria emergenza sanitaria. A mettere a rischio e compromettere la nostra salute - dicono gli esperti - basta poco: è sufficiente allontanarsi, come sta appunto avvenendo, dalle sane tradizioni della dieta mediterranea e commettere, con tenacia e per golosità, una serie di errori.

Così in Europa il timore che i cittadini del Vecchio Continente comincino sempre più ad assomigliare a quelli d'America (dove l'obesità è ormai la seconda causa di morte e più della metà della popolazione è sovrappeso) è avvertito come molto alto.

CAMPAGNA UE ANTIGRASSO
Per questo il 15 marzo, a Bruxelles, il commissario europeo per la tutela dei consumatori Markos Kyprianou ha lanciato la "Piattaforma d'azione europea su dieta, attività fisica e salute", che sarà seguita da incontri con produttori di alimenti e bevande (il bilancio del programma sarà valutato a fine 2006).
Non solo: in Italia, che della cucina mediterranea è la culla, a fronte del rischio di "un'americanizzazione" da fast food, si moltiplicano le iniziative per riportare i cittadini - soprattutto quelli più piccoli - a un'alimentazione più sana.
Anche a costo di provvedimenti radicali, restrittivi e impopolari, come quello lanciato dal ministro della Salute, Girolamo Sirchia, che a Panorama ha annunciato la nuova crociata della "mezza porzione" al ristorante.

Mentre l'associazione Altroconsumo organizza, per tutto il 2005, l'iniziativa "Un piatto di salute", con inchieste e campagne informative.
Ma la combattiva associazione italiana ha fatto molto di più: ha spedito i suoi agenti nei grandi supermercati delle città d'Italia, da nord a sud senza distinzione, a monitorare i prodotti light stipati sugli scaffali e annunciati da spot, cartelloni ed etichette che promettono leggerezza - a parità di gusto - anche se poi la promessa non viene quasi mai mantenuta.

INDAGINE DI ALTROCONSUMO
L'indagine ha passato in rassegna etichette e contenuto di 42 prodotti tra formaggi, yogurt, maionese, tonno, patatine, prodotti da forno, che in quanto leggeri, dovrebbero contenere meno zuccheri o grassi e, in generale, meno calorie.
In particolare, sono stati analizzati due aspetti: le differenze nutrizionali e di gusto tra il prodotto classico e la sua versione "light", e il grado di chiarezza e trasparenza delle dichiarazioni in etichetta dei prodotti leggeri.
Bene, dopo l'analisi, l'elaborazione dei risultati è quanto meno choccante: di 42 etichette prese in esame, 24 sono state bocciate: "In 24 casi su 42 le etichette sono risultate fuori norma rispetto ai parametri della proposta di regolamento in discussione a livello europeo: se escludiamo birra e latticini, oggi c’è infatti un vuoto legislativo".
E poi, continua l'indagine (riportata anche sul sito dell'Associazione): "Il faccia a faccia tra prodotti regolari e prodotti leggeri non ha messo in evidenza particolari differenze in fatto di calorie. I primi assomigliano ai secondi".

ETICHETTE E CONTENUTI
Dal punto di vista del contenuto dell'alimento, l'inchiesta di Altroconsumo evidenzia sì la presenza in questo tipo di prodotti di un risparmio calorico, ma non sempre tale da giustificare l'acquisto della versione "light" del prodotto.
È il caso per esempio dei prodotti da forno - come i sostituti del pane: crackers, grissini e biscotti - dove, per il tipo di monoporzione proposta, si rischia di assumere più calorie con il prodotto leggero.
Analizando i grissini: "Qui la differenza tra quelli normali e quelli leggeri è appena del 6%". Se poi il confronto passa ai biscotti: "Il rischio riscontrato è quello di assumere più calorie se le confezioni sono più grandi". Discorso a parte è quello di patatine: 33% di grassi in meno, ma solo 11 di calorie."Abbiamo svolto l'indagine per verificare quanto le indicazioni in etichetta rispondano ai requisiti proposti nel regolamento europeo attualmente in fase di discussione", spiega la tecnologa alimentare di Altroconsumo, Antonella Borrometi.

Il regolamento dell'Unione sulle "indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari", è ancora sotto forma di proposta e comprende un allegato in cui sono contenute anche una serie di definizioni specifiche che, se approvate, rappresenteranno una rivoluzione in campo alimentare e non solo per i prodotti "light".
"Le definizioni includono diciture come 'a basso contenuto calorico', oppure 'a ridotto contenuto calorico'.
In questo caso - spiega la Borrometi - la differenza sta nel numero delle calorie per 100 gr o ml di prodotto.
Nel primo caso il prodotto deve contenere meno di 40 kcal, nel secondo caso invece il prodotto deve avere un contenuto energetico ridotto del 30% rispetto al prodotto tradizionale".

LIGHT MA NON NEL PREZZO
Altri aspetti emersi dall'indagine, infine, sono quelli che riguardano i cibi "light" che possono contenere conservanti, assenti invece nella versione classica del prodotto (come il sorbato presente nella mozzarella light) o amido e fibre usati come riempitivi.
Dal punto di vista del prezzo, non vi sono sostanziali differenze tra l'alimento light e il suo corrispettivo tradizionale, ma nella versione "leggera" spesso si paga il peso dell'acqua, aggiunta al posto di altri ingredienti, sborsando quindi lo stesso prezzo per una quantità effettiva di prodotto inferiore.

Respingono, ovviamente, l'accusa dei messaggi ingannevoli i produttori: "Sia chiaro, in natura la pasta ipocalorica non esiste. Non promettiamo più di quello che c'è scritto sull'etichetta dei prodotti" afferma Salvatore Ranchetti, direttore qualità di Esselunga. "Basta leggere bene - aggiunge Maurizio Pastore, responsabile Ricerca e qualità di Invernizzi. L'etichetta è l'unica cosa che ci permette di difenderci da chi vuole attribuire effetti taumaturgici a prodotti che miracolosi non sono".

Il fatto è che, se non tramite etichetta, i prodotti light sono reclamizzati da spot che davvero ingannano il compratore, allettandolo con l'idea che, pur provando lo stesso gusto, avrà un apporto minore di grassi. Ancora Altroconsumo parte all'attacco: "Il risparmio calorico dove c'è, non è comunque quasi mai così conveniente da giustificare l'acquisto del prodotto alleggerito".

NON CEDERE: UNICA VIA D'USCITA
Mangiare light quando si ingeriscono alimenti come biscotti o maionese sembra quindi non avare proprio senso.
Un po' come quelli che fumano sigarette "light", appunto, nell'illusione (tutta psicologica e anche questa svelata da studi e ricerche) che, inalando meno nicotina e meno catrame, il tasso di tossicità delle bionde leggere sia minore.
Insomma, mettiamo il cuore in pace: abbuffarsi di patatine davanti alla tv, tacitando la propria coscienza con un: "tanto sono light", non cambia la sostanza del problema.
Il miglior modo è evitare questo tipo di prodotti, suggerisce Altroconsumo. Cinico, ma vero.