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La mela di Biancaneve

di  Giorgio Sturlese Tosi - Da "Panorama" - 06.05.2005


Piombo, arsenico, mercurio, rame... Panorama ha fatto la spesa in quattro negozi e quattro supermercati. Scoprendo in laboratorio che frutta e verdura, spesso, sono inquinate.


 
Insalata mista con arsenico e piombo oppure una macedonia di frutta al mercurio, rame e cadmio? Può anche succedere se è vero, come Panorama ha potuto riscontrare, che in alcuni punti vendita di Milano frutta e verdura sono inquinate.
L'indagine è stata effettuata in quattro negozi di altrettante zone della città e ripetuta, a distanza di due anni, negli stessi esercizi e in altrettanti supermercati. In tutte e due le fasi, dal laboratorio di analisi a cui Panorama si è rivolto dopo aver fatto la spesa è arrivata la stessa risposta: dare un morso a una mela matura può farci ingerire sostanze tossiche. Anche se sull'etichetta c'è il simbolo «bio», che per tutti suona come sinonimo di sano e naturale.

Arsenico, mercurio, cadmio, piombo, rame, zinco sono stati trovati sulla superficie della frutta, dei pomodori e sull'insalata, spesso in quantità superiori a quelle che gli esperti definiscono tollerabili per l'organismo umano. Per alcune di queste sostanze non esistono limiti di legge ufficiali perché non è mai stata svolta una ricerca del genere sui prodotti ortofrutticoli destinati al consumo domestico. Poche regole e controlli efficaci basterebbero a tranquillizzare il consumatore, ma su questo fronte in Italia c'è un vuoto normativo.

IL FRUTTO PROIBITO
La quantità di arsenico trovata in un chilo di mele da «agricoltura biologica» della Lombardia, comprate in un supermercato in zona Tricolore, è molto superiore al limite massimo di tollerabilità giornaliera. Chi mangia quelle mele ingerisce una sostanza che, secondo il regolamento della Commissione europea (il numero 466 del 2001), se assunta in dosi eccessive e per lunghi periodi di tempo, può alterare lo sviluppo cerebrale dei bambini e causare neoplasie polmonari e alterazioni cardiache. «Non è facile accorgersi dei danni che questi contaminanti possono causare all'organismo» avverte il nutrizionista Giorgio Calabrese, membro del consiglio di amministrazione dell'Autorità alimentare europea «perché l'eventuale malattia può manifestarsi anche dopo dieci anni. Frutta e verdura sono fondamentali nell'alimentazione, ma è certo che, se mangiamo tutti i giorni una mela che contiene arsenico, prima o poi il fisico ne risentirà».
Quello della mela, comunque, è solo un esempio. Perché i metalli nocivi sono stati trovati anche sui campioni di pomodori, insalata, pere, prugne, pesche e uva.

IL METALLO È SERVITO
Anche il cadmio è potenzialmente pericoloso: secondo la quantità ingerita, può provocare disfunzioni renali, problemi ossei e tumori.

E nell'insalata comprata da Panorama in un negozio in zona Tricolore superava alla soglia di legge (articolo 1 della direttiva Cee 90/642). Anche nei funghi presi in una cassetta esposta a poca distanza c'era tanto zinco quanto ne può assumere un adulto in un intero giorno; ma lo zinco, metallo indispensabile all'organismo, è già presente nella nostra dieta quotidiana e c'è il rischio di superare la dose massima suggerita dagli esperti.

I pomodori di un altro ortolano in zona viale Abruzzi sono risultati coperti da mercurio in quantità cinque volte superiore al limite del livello di sicurezza. E anche dall'arsenico, vietato dal dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, ma non normato in Italia per ortaggi e frutta. Eppure, ne è stata trovata traccia anche nelle pesche comprate per strada nel quartiere Loreto, insieme a basse dosi di piombo e mercurio.

LIMITI DA NON VARCARE
A fissare la soglia di metalli tossici che l'organismo può assumere senza correre rischi ci sono vari rapporti, ma non esistono tabelle normative precise, come invece succede per il mercurio trovato nel pesce, nelle acque potabili e negli scarichi di acque reflue. Uno degli studi considerati più attendibili dalla comunità scientifica internazionale è quello dell'Università di Wageningen, in Olanda. Altre autorità sanitarie internazionali e istituti di ricerca, come quelli dell'Unione Europea, dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e del nostro ministero della Salute, non si discostano dalle valutazioni dei ricercatori olandesi.

QUANTO FA MALE?
L'allarmismo, come sempre, non serve a nulla. Mangiare frutta e verdura, su questo tutti sono concordi, fa bene e limita l'insorgenza di tumori. Ma è meglio, come vedremo, usare qualche piccola precauzione. «Il consumo di queste sostanze diventa pericoloso soltanto se prolungato nel tempo» avverte Paolo Aureli, direttore del laboratorio alimenti dell'Istituto superiore di sanità «ma non c'è dubbio che i valori massimi consentiti per la salute dovrebbero essere normati nell'interesse del consumatore». Chi mangia insalata tutti i giorni non assume questi metalli solo occasionalmente. Studi accettati dalla comunità scientifica internazionale indicano alcuni limiti.

L'assunzione quotidiana di piombo in ortaggi e frutta, secondo la Commissione europea, non deve superare gli 0,1 milligrammi per chilo di prodotto. E sull'uva esaminata da Panorama di piombo ne è stato trovato quasi il doppio. Chi mangia un chilo di quell'uva, senza averla prima lavata energicamente, supera quindi la soglia di tollerabilità. Il livello di mercurio trovato sulla mela proveniente da «agricoltura biologica», invece, è di cinque volte superiore al limite considerato massimo dagli esperti. Ciò vuol dire che mangiare un chilo di quelle mele alla settimana significa mettere a rischio la propria salute. Anche per il cadmio i valori sono al limite, come nel caso dei pomodori acquistati in uno dei quattro supermercati «visitati» da Panorama. O li superano di tre volte, come è avvenuto con l'insalata comprata da un ortolano in zona Abruzzi.

SORPRESA AL MINISTERO
Gli esperti del ministero della Salute ai quali Panorama ha sottoposto i risultati delle analisi sono rimasti sorpresi e hanno ammesso che «l'esposizione cronica ai contaminanti come cadmio, mercurio e piombo mediante il consumo di alimenti potrebbe esporre a pericoli le persone più vulnerabili. Anche se l'occasionale superamento dei livelli di allarme non determina potenziali rischi per la salute dei consumatori». Lo stesso ministero riconosce che «arsenico, zinco, rame e mercurio non sono normati per i vegetali», mentre per quanto concerne l'arsenico è in vigore un limite nell'ambito della regolamentazione sul pesce. Ma proprio quel limite è stato superato nelle mele biologiche e sfiorato nei pomodori.

COME AVVIENE LA CONTAMINAZIONE
A Milano molti negozi di ortofrutta espongono la merce all'esterno, su strade trafficate e inquinate. Lecito pensare che i metalli si depositino a causa dello smog. Meno facile è stabilire perché anche la frutta dei supermercati entri in contatto con sostanze tossiche, soprattutto quando è confezionata nel cellophane. «I dati rilevati sul campione sono effettivamente elevati» dice Giuseppe Fugaro, dell'ispettorato centrale repressione frodi del ministero delle Politiche agricole «ma ritengo che la contaminazione non si verifichi durante il trasporto o lo stoccaggio delle merci e dipenda invece dai concimi utilizzati o dalla qualità del terreno dove frutta e ortaggi sono coltivati. Penso che si tratti di contaminazioni a monte e che dipendano dall'inquinamento ambientale».

I 1.100 ispettori del ministero che effettuano controlli su tutto il territorio nazionale, però, non hanno mai eseguito analisi di questo genere. «Anche l'acqua può essere il veicolo dei contaminanti»: ne è convinto Enzo Chiesara, docente di farmacologia alla Statale di Milano e direttore del Centro di farmacologia comportamentale e delle tossicodipendenze.

«Soprattutto per alcune sostanze, come l'arsenico, è difficile pensare che vengano ancora utilizzate nei pesticidi» dice Chiesara. «Più facile invece che i metalli siano presenti negli scarichi industriali che inquinano le acque superficiali utilizzate per irrigare le coltivazioni e i terreni».

E IL BIO?
«La presenza di sostanze inquinanti, come il mercurio, su frutta di coltivazione biologica è molto grave» commenta Fugaro. Per l'ispettore del ministero dell'Agricoltura «gli organismi di certificazione per i prodotti biologici sono autorizzati e incaricati dal ministero della Salute. Evidentemente, o un campione è sfuggito ai controlli o questi non vengono eseguiti a dovere». Le sanzioni in entrambi i casi consistono nel togliere il riconoscimento di biologico all'agricoltore, senza però alcuna multa. Mentre l'ente certificatore rischia solo la sospensione dell'autorizzazione ministeriale.

CONSIGLI PER I CONSUMATORI
Il gesto più efficace per eliminare le sostanze tossiche dalla frutta è anche il più semplice: «Ricordiamoci di lavare sempre molto bene gli ortaggi e di sbucciare tutta la frutta che si può» suggerisce Calabrese. Utile anche variare la dieta. Secondo Catherine Leclercq, ricercatrice dell'Istituto nazionale ricerca alimenti e nutrizione (Inran) ed esperta dell'Autorità alimentare europea, dobbiamo imparare a scegliere frutta e verdura che arriva da diversi luoghi; un altro metodo per evitare l'ingestione sistematica della stessa sostanza è quello di mangiare sempre frutta diversa e comprata in luoghi differenti. «Lavare molto la frutta e la verdura» consiglia anche il professor Chiesara, che invita a una riflessione: «Sarebbe questa la sicurezza del biologico? Evidentemente si tratta di una falsa sicurezza».

LE REAZIONI
Dall'assessorato al Commercio del Comune di Milano si dicono tranquilli per tutto ciò che proviene dai mercati generali, i più grandi d'Italia, dove passano 900 mila tonnellate di prodotti ortofrutticoli ogni anno. La asl effettua analisi a campione sulla merce, ma la legge prevede l'autocontrollo eseguito direttamente dagli operatori (sistema Haccp). Gli eventuali riscontri delle autorità competenti, quindi, riguardano la correttezza del procedimento di autocertificazione e non la qualità del prodotto.
Inoltre, sempre più spesso i grandi distributori si rivolgono direttamente all'agricoltore, evitando i canali tradizionali, sottoposti a controlli frequenti. «A Milano ci sono 16 mercati rionali al giorno, 97 alla settimana, ed è chiaro che i controlli possono essere svolti soltanto a campione» osserva l'assessore Roberto Predolin. I risultati dell'inchiesta di Panorama, confrontati anche con l'assessorato, hanno spinto Predolin a convocare un gruppo di tecnici e addetti del settore per individuare soluzioni per la prevenzione di questi fenomeni. La Confconsumatori si dice preoccupata soprattutto per la mancanza di leggi e controlli sulla salute degli utenti e il segretario generale, Marco Festelli, intende investire del problema l'Autorità alimentare europea perché valuti il rischio che corre chi ingerisce prodotti contaminati.

E a destare preoccupazione ci sono anche le importazioni dalla Cina di uva, mele (50 mila tonnellate in Europa nel 2004) e prodotti già trattati. Un fenomeno destinato a crescere, già al centro di discussioni nell'Unione Europea, soprattutto per le diverse, e spesso insufficienti, normative igienico-sanitarie riscontrate nella filiera orientale.

BIO, BRUTTA SORPRESA

Analisi ripetute dopo due anni. Ecco come si è svolta l'inchiesta

Il 30 settembre 2003 Panorama ha comprato frutta e verdura in quattro negozi di Milano che esponevano la merce all'esterno, nelle zone che l'Agenzia regionale per l'ambiente della Lombardia indicava come più inquinate: Abruzzi, Loreto, Tricolore e Città Studi. I sacchetti della spesa, invece che in tavola, sono stati portati al laboratorio Laboconsult di Milano e analizzati dal dottor Claudio Ferri, chimico, consulente tecnico del tribunale di Milano.

Il 24 marzo 2005 l'esperimento è stato ripetuto, ancora una volta mentre l'inquinamento in città superava i limiti di legge. La spesa è stata fatta negli stessi quattro negozi del 2003 e, stavolta, anche in altrettanti supermercati delle stesse zone. In questo caso, oltre alla frutta e alla verdura «normali» abbiamo acquistato anche due campioni di frutta biologica. Per scoprire che i supermercati, talvolta, non sono più sicuri dei negozi di strada e che i gas di scarico non sono la causa (quanto meno l'unica causa) dell'inquinamento di frutta e verdura.