Prodotti Herbalife

Il banner Herbalife

DISTRIBUTORE INDIPENDENTE HERBALIFE


Tratta bene il tuo corpo, perchè è l'unico posto

dove rimarrai per tutta la vita

Dimagrire, Perdere peso con herbalife? Anche bellezza e cura del viso, corpo e capelli. 
Che aspetti? Prova anche tu!

Prezzi herbalife

A T T E N Z I O N E !!!
Questo sito NON E' ATTIVO,

Vi invitiamo sul NUOVO SITO - CLICCA QUI

Meno merendine, più salute
 
di  Anna Maria Angelone - Da "Panorama" - 11.03.2005


Ingredienti leggeri, informazioni chiare e niente pubblicità rivolta ai bambini: così cambierà l'industria alimentare.


 
Chi credeva che l'ondata salutista in Europa si sarebbe esaurita con la guerra ai fumatori farà bene a mettersi l'anima in pace. È infatti in arrivo una crociata, ben più imponente, contro i chili di troppo. Destinata a far comparire sul mercato cibi meno calorici, a dare un'informazione più chiara di ciò che finisce in pancia, forse a vietare la pubblicità diretta ai bambini del cosiddetto «junk food», quella spazzatura fatta di fritti, merendine e bevande zuccherose nociva alla linea e alla salute. Con un obiettivo prioritario: migliorare le abitudini alimentari e lo stile di vita di centinaia di milioni di persone.

Davanti ai dati allarmanti sull'obesità Bruxelles ha deciso di mettere intorno allo stesso tavolo grande industria, distributori, catene di ristorazione, pubblicitari, consumatori, nutrizionisti e governi per studiare le soluzioni. Per il momento non sarà imposto alcun obbligo o divieto. «Il 15 marzo lancerò a Bruxelles una piattaforma su dieta, attività fisica e salute per frenare e, spero, invertire la tendenza registrata sull'aumento dell'obesità» anticipa a Panorama il commissario europeo alla Sanità e sicurezza dei consumatori, Markos Kyprianou. «L'accordo porterà gli attori chiave a lavorare insieme per prendere misure volontarie, ma concrete e verificabili».

In assenza di risultati, non si escludono diktat futuri. «È chiaro che se questo processo fallisse» prosegue il commissario Kyprianou «non avrei altra alternativa che considerare la via della legislazione. Del resto, stiamo già preparando norme sulle etichette nutrizionali da varare il prossimo anno». La tabella di marcia prevede un primo incontro a maggio: ciascuno, produttori di alimenti e bevande anzitutto, dovrà dire cosa sta facendo e cosa propone per una corretta alimentazione. I piani dovrebbero essere pronti in estate, comunque entro il 2005. Un punto si farà nel 2006, ma si prevede che nuove misure siano prese prima.

Dove si interverrà? «Mi aspetto provvedimenti in merito a educazione e informazione dei consumatori, marketing dei prodotti, promozione dell'attività fisica, composizione dei cibi e quantità delle confezioni» elenca Kyprianou. «Vorrei che l'industria non rivolgesse più direttamente ai bambini messaggi pubblicitari di alimenti con alto contenuto di grassi, zucchero e sale, come già hanno scelto alcune aziende». È il caso della Kraft Foods, che ha rinunciato a fare spot di biscotti, patatine e bibite ai più giovani.

È su questa fascia di età che il giro di vite sarà più stretto. Stando ai dati dell'International obesity taskforce, l'obesità colpisce in tutto il mondo oltre un miliardo di persone. E non è più solo un problema degli Usa, dove un terzo della popolazione è obeso e un altro terzo in sovrappeso. I chili di troppo affliggono il 20-30 per cento degli adulti e almeno il 4 per cento dei bambini europei. È oversize il 14 per cento dei ragazzi tedeschi, il 19 dei francesi, il 20 degli inglesi, il 27 degli spagnoli e, maglia nera dell'Ue, il 36 per cento degli italiani. Addirittura, è obeso il 10 per cento di quelli sotto i 9 anni, con punte nel Sud, nonostante la bontà della dieta mediterranea. E qui si concentrano i rischi perché un bambino obeso su tre sviluppa altre patologie.

Non è, ovviamente, solo un problema di benessere. Secondo le stime di Bruxelles, i costi attribuibili alla cura dell'obesità e malattie correlate nei paesi Ue oscillano fra il 2 e l'8 per cento della spesa sanitaria totale (contro il 12 per cento degli Usa).
In Italia, si calcola che questa ammonti a 22 miliardi di euro e il 75 per cento dei connazionali obesi abbandona il lavoro. I governi hanno reagito: in America è in atto una sorta di caccia alle streghe che ha portato alla «tassa sul grasso» (dell'1 per cento sui prodotti ad alto contenuto di grasso, zucchero e carboidrati) in ben 17 stati.
La Francia eliminerà, da settembre, le macchinette distributrici di snack e soft drink nelle scuole (già da tempo scomparse in Texas e California). Nel Regno Unito, si discute se vietare la pubblicità televisiva.

Che cosa pensano i produttori della scure che sta per abbattersi su di loro? La Ciaa, che con 26 mila aziende, 820 miliardi di euro di fatturato e 3 milioni di lavoratori è la voce dell'industria europea di alimenti e bevande a Bruxelles (sotto il suo ombrello si trovano big come Danone, Nestlé, Unilever, Ferrero, Heineken), mostra segnali di apertura. La disponibilità è data da più fattori. Il primo è evitare che anche in Europa si arrivi alle «class action», le cause collettive, dilaganti negli Usa. Una via impraticabile in quasi tutti i paesi Ue (eccetto il Regno Unito) perché l'azione penale, per ora, può essere esercitata solo individualmente.

L'altra, e più determinante, ragione è legata al mercato. Le previsioni dicono che si muoverà in due direzioni: i prodotti tradizionali evoluti (per intenderci, un sugo pronto al posto di un semplice pelato) e quello del «food and health», i cibi salutistici (innovativi o tradizionali che siano). Questo spiega anche perché gli alti costi della ricerca per trovare ingredienti alternativi ai tradizionali sono affrontati oggi volentieri dai produttori, per sfruttarne poi il vantaggio competitivo.

E l'Italia? «La nostra industria alimentare sta facendo la sua parte» assicura Luigi Rossi di Montelera, presidente di Federalimentare «con una scelta più ampia di prodotti e un'informazione sempre più completa. Ma è importante anche uno stile di vita salutare: abbiamo appena promosso un progetto nelle scuole per un corretto binomio fra alimentazione e attività motoria. Serve, però, lo sforzo di tutti e per questo abbiamo indirizzato una lettera ai ministri della Salute, dell'Istruzione e delle Politiche agricole perché attivino un coordinamento fra i soggetti».

CONTRO GRASSI E ZUCCHERI

La ricerca delle grandi aziende al lavoro per migliorare

Etichette più dettagliate, pubblicità più trasparente, confezioni più piccole: è con questi tre scudi che si cercherà di spuntare la micidiale arma di grassi e zuccheri che minano ogni giorno la salute di grandi e piccoli. Fra i punti anche quello di fissare i criteri di un corretto profilo nutrizionale. E individuare una soglia massima di sale, zucchero e grassi.

Ma come mantenere sapore ai prodotti e conservarli con meno sale, zucchero e grassi? Le industrie alimentari si stanno muovendo da tempo per trovare ingredienti sostitutivi. Non senza qualche problema. «Non possiamo rinunciare a gusto, qualità organolettiche e sicurezza» spiega Daniele Rossi, alla guida del Food research group, perno della ricerca alimentare a Bruxelles. «Abbiamo in campo molti progetti per studiare un percorso di produzione che usi meno sale e zucchero».

In alcuni casi la ricerca delle industrie alimentari lavora d'intesa con il mondo agricolo: per esempio, mettendo a punto mangimi capaci di fornire materie prime (come il latte) con caratteristiche diverse. Altre volte la soluzione sta nel modo di distribuzione e in un diverso packaging o imballaggio.