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Quando grasso è a rischio?

di Claudio Lanzieri - Da "Panorama" - 19/01/2004

Gli esperti della WHO, oltre a prevedere un aggiornamento delle tabelle che stabiliscono i limiti di sicurezza per il BMI, pensano ora di introdurre una nuova misura che tenga conto tra i diversi fattori di rischio anche della reale distribuzione dei grassi nel nostro corpo.

Per misurare il nostro stato di salute spesso i medici fanno uso di uno speciale indice chiamato body-mass index (BMI)
Una scala nata per valutare se il rapporto tra la nostra altezza e il nostro peso è tale da rendere minimo il rischio statistico di mortalità legato alle patologie cardiovascolari o al diabete. In particolare la World Health Organization (WHO) ha fissato fasce di rischio in funzione dei valori che assume il BMI.

Calcolare questo valore è semplice; basta prendere il nostro peso in chilogrammi e divederlo per il quadrato della nostra altezza espressa in centimetri (per chi fosse particolarmente pigro basta consultare il link a fondo pagina).
Il numero che si ottiene da questa divisone va quindi confrontato con le tabelle della WHO.
Scopriamo così che se il nostro BMI è inferiore a 18,5 siamo da considerare sotto peso, mentre se è compreso tra 20,0 e 24,9 possiamo ritenerci normali; è il caso di ricorrere una dieta quando il valore oscilla tra 25,0 e 29,9, questo intervallo indica, infatti, che si è in soprappeso, allarme rosso infine quando si supera 30, perché significa che dobbiamo ritenerci obesi.

Ma ora questo importante strumento per verificare lo stato della nostra salute viene messo in dubbio dai risultati pubblicati da un gruppo di ricercatori guidati da Shiriki Kumanyika, dell'Università della Pennsylvania di Filadelfia.
Più precisamente la tabella sembra non essere valida nel caso delle popolazioni che vivono nel continente asiatico. In quel caso, infatti, anche un indice BMI relativamente basso può essere sufficiente ad aumentare il rischio di mortalità causata dal diabete di tipo 2 e dalle malattie cardiovascolari.
La ragione di questa condizione peggiorativa, sembra sia da ricondurre alla particolare distribuzione che assumono i tessuti grassi nel corpo delle persone asiatiche.
Rispetto ad altri gruppi etnici si osserva, infatti, un aumento della probabilità che i grassi si accumulino all'altezza della vita e questo li rende ancora più pericolosi, tanto che un indice BMI compreso tra 26 e 31 è già un valore che sta ad indicare un rischio piuttosto elevato.

Per questo, gli esperti della WHO, oltre a prevedere un aggiornamento delle tabelle che stabiliscono i limiti di sicurezza per il BMI, pensano ora di introdurre una nuova misura che tenga conto tra i diversi fattori di rischio anche della reale distribuzione dei grassi nel nostro corpo.